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Che cosa significa davvero “policrisi” e perché questa parola è entrata nel linguaggio politico e giornalistico per descrivere emergenze intrecciate, instabilità globale e difficoltà del presente.


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Policrisi: perché oggi una crisi sola non sembra più bastare


05/05/2026

Ci sono parole che sembrano nascere per stanchezza. Policrisi è una di queste: non indica semplicemente un momento difficile, ma la sensazione che i problemi si accumulino, si tocchino, si alimentino a vicenda. Economia, clima, guerre, migrazioni, tecnologia, energia: non più crisi separate, ma un intreccio in cui ogni nodo tira l’altro.

La parola unisce il prefisso greco poli-, cioè “molti”, a crisi, termine che in origine aveva a che fare con la scelta, il giudizio, il momento decisivo. Una crisi, dunque, non è solo un guaio: è un passaggio in cui qualcosa deve essere compreso, deciso, trasformato. La policrisi complica tutto questo, perché moltiplica i fronti e rende più difficile capire da dove cominciare.

Il termine è entrato nel lessico pubblico soprattutto per descrivere il nostro tempo. Non basta dire che c’è una crisi economica, se questa dipende anche da tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici, fragilità sociali e innovazioni tecnologiche che corrono più in fretta delle regole. La parola funziona perché dà un nome a un’esperienza diffusa: quella di vivere in un presente dove le emergenze non si alternano più ordinatamente, ma si sovrappongono.

Il suo fascino, però, è anche il suo rischio. Policrisi può aiutare a vedere i collegamenti nascosti tra fenomeni diversi, ma può anche diventare una parola ombrello, così ampia da coprire tutto e spiegare poco. Quando tutto è policrisi, il pericolo è che niente venga più distinto con precisione.

Eppure la parola resta potente. Non perché sia rassicurante, ma perché fotografa bene una fatica contemporanea: quella di orientarsi in un mondo dove le cause sono intrecciate e le soluzioni raramente sono semplici. In fondo, policrisi non è solo una parola politica o giornalistica. È una parola del disordine percepito, del tempo che sembra correre in più direzioni insieme.



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